Lasciami vivere

Lasciami vivere
gli anni migliori,
fin quando arriverà il mio turno. Lasciami vivere
la spensieratezza
e rimandare il domani,
come se non ci fosse un domani. Lasciami essere
primavera per rinascere,
autunno per riposare,
estate per amare;
l’inverno, solo per riscaldare
corpi freddi come il mio.
Come dici? Non sono io
padrone del destino.
Forse hai ragione.
Ancora non sono pronto tuttavia,
alle intemperie della vita:
o forse, già ne ho vissute abbastanza. Lasciami vivere…
Come sarebbe a dire non posso? Devo rispettare anche io
le leggi del tempo;
devo proprio?
No, non mi dire così!
Maturare affrontando
la monotonia dei doveri,
ma io non ho mai firmato nulla.
Sono nato
fra le attenzioni di tutti
e sono cresciuto
con la gioia delle prime volte,
come posso accettare
un tale destino?
Così fan tutti, mi rispondi.
E quale pena mi spetta
se dovessi disattendere?
La prigione? L’esilio? Una multa? Una carriera mancata
e qualche soddisfazione perduta,
mi dice, la voce della ragione.
Ma, cara ragione,
io non posso barattare
il presente con il futuro,
quindi ti saluto
e spero di non ritrovarti
a riscuotere i miei debiti.

Compagno silenzio

Silenzio,
ambiguo silenzio.
Acerrimo nemico
di chi scappa dalla solitudine
ed amato compagno
per i più timidi.
Quale tesoro, quale segreto nascondi fra le tue braccia invisibili?
Lungo è il viaggio
della tua conoscenza
ed io, spaesato novellino,
ho compiuto i primi passi.
Spietato e temibile a prima vista,
che liberazione scoprire lentamente
la tua vera natura!
Silenzio,
riflesso ingannevole di un fallimento, sei in realtà porta dell’anima
che conduce alla più grande vittoria. Sei pura verità senza maschere
o menzogne; sei
fonte di riconnessione e cambiamento. Ti porgo la mia mano,
certo della tua presa forte,
in attesa del momento in cui
ogni parola
sarà superflua.

Vita e morte

Sono 

interruttore

di luce.

Mi accendo

con la velocità

di una sigaretta

e mi spengo

per divenire   

anch’io

tenebra

fra le tenebre,

baluardo di oscurità

che prima era energia luminosa

e ora solo il vuoto 

del nulla mi assorbe.

Sono 

candela di speranza, 

sono la fiamma rossa

del fuoco ardente in balia dell’aria,

e poi fumo,

cera,

cenere,

mozzicone

di ciò che ero

e non sono più,

consumato dalla vita,

privo ormai di scopo.

Ogni giorno

trascorso su questa terra

è per me 

vita e morte,

e io con essa

vivo, muoio

e rinasco,

come Fenice,

come l’onda del mare,

ogni giorno

senza un domani.

E rinascendo

eccomi,

fuoco d’artificio scoppiettante

finalmente libero

nel cielo blu della notte

di mostrare la propria magia,

così come il pavone,

maestro di bellezza e seduzione

quando dispiega la sua livrea.

Poco importa se,

privo di vita, tornerò

a toccare la terra,

perché come germoglio

i raggi del sole

mi permetteranno di rifiorire.